Il profumo del lino

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Le mie manie per i profumatori d’ambiente, le Lamp Berger, diffusori di olii aromatici ed essenze sono ben noti a chi mi conosce.

L’amore attuale è tutto per questo delizioso spray per ambienti:

LINO PURO (Il Giardino di Flo)

spray oom lino-500x500

Davvero delizioso, non troppo forte, mi ricorda il bucato fresco ma con un tocco fiorito.

Lo ADORO!

Comments (0) Aug 25 2010


per viaggiare

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con i bagagli ‘taggati’ bene :)

guardate che belle:

si comprano QUI.

Comments (0) Aug 05 2010


LV e T.Murakami

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Louis Vuitton + Takashi Murakami = Cosmic Blossom

© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom
© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom

© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom, model:  Daisy Lowe
© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom, model: Daisy Lowe

Per la primavera estate 2010 si rinnova la collaborazione tra Louis Vuitton e Takashi Murakami, con una linea in edizione limitata dai colori vivaci e caratterizzata degli inconfondibili personaggini sorridenti dell’Andy Warhol giapponese.

In the spring summer 2010 is renewed the collaboration between Louis Vuitton and Takashi Murakami, with a line in limited edition with bright colors and characterized by distinctive little smiling figures made by the Japanese Andy Warhol.

© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Monogram Multicolore,  Cherry Blossom, Eye Monogram series, Monogram Cerise, Monogrmouflage
© Louis Vuitton & Takashi Murakami:
Monogram Multicolore, Cherry Blossom, Eye Monogram series, Monogram Cerise, Monogrmouflage.

© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom, model:  Daisy Lowe
© Louis Vuitton & Takashi Murakami: Cosmic Blossom, model: Daisy Lowe

Dopo aver firmato per questo brand le collezioni Monogram Multicolore (2003), Cherry Blossom (2003), Eye Monogram serie (dal 2003), Monogram Cerise (2004), Monogrmouflage (2008), arriva Cosmic Blossom,la nuova collaborazione.

Sognero’ di notte il foulard sopra :)

Comments (1) Jun 22 2010


50 anni per i doc

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quanto mi sono piaciuti, quanto li ho portati!!!!!

Da repubblica.it:

Mezzo secolo fa nascevano le calzature-simbolo delle sottoculture inglesi
Nate per i soldati, passate agli operai, poi cult per skins, mods e punk

Dr. Martens, anfibio antagonista
50 anni di storia e ribellione

di MATTEO TONELLI

Dr. Martens, anfibio antagonista 50 anni di storia e ribellione
Tatuaggi e testa rasata:
i Dr. Martens da anni
sono il simbolo
delle controculture

PIU’ di ogni altra cosa nella testa resta il suono. Quel sordo e attutito contatto con il terreno. Che annunciava la presenza del simbolo, trasversale, di tutte le sottoculture nate in riva al Tamigi e diffuse nel resto del mondo. Tanti auguri Dr. Martens. Quei cinquant’anni tra le pieghe del cuoio e le suole di gomma si vedono poco. Lo stile è rimasto, nonostante gli anni. Quello che è cambiato, però, è quell’alone di antagonismo e ribellione che ha segnato quegli anfibi per anni. Dalla working class di ieri al glamour di Perez Hilton di oggi il salto è enorme. Dal caratteristico rosso ciliegia, alle mille tonalità, comprese quelle a fiorellini, lo stacco è da brivido.

Perché quel marchio, nato dalla R. Giggs di Wollaston e reso immortale dal modello di suola “ad aria” brevettata da un medico tedesco, era nato per soldati, prima, e lavoratori, dopo. Le indossavano operai e postini. Persino i poliziotti, costretti ad annerire le cuciture gialle che le caratterizzavano.

Ma il vero boom venne con l’esplosione delle sottoculture. Skinheads, anzitutto. Ma anche mods, punks e “boot boys”, ovvero i ribelli tutti pub e stadio. La spinta decisiva alla loro diffusione si deve agli Who di Pete Townshend. E’ lui, frontman della band di culto dei modernisti in parka verde e lambretta, a farne un simbolo. I modelli si moltiplicano. Si passa dai tre bottoni ai ben più impegnativi dieci bottoni.

Il mito cresce con l’affacciarsi sulla scena degli skins. Nati dalla costola più “dura” dei mods, le teste rasate vedono in quegli anfibi la summa delle loro caratteristiche: sono resistenti, spartani, con pochi fronzoli, pratici. Comodi al lavoro e utili in caso di rissa. Da quel momento il binomio skins-dr martens diventa indissolubile e prosegue fino ai giorni nostri.

Le foto dell’epoca raccontano di centinaia di teste rasate con gli anfibi in bella mostra. Bretelle, polo Fred Perry, camicie Ben Sherman e Dr. Martens ai piedi. La working class inglese era questo. E non mancava chi sceglieva il modello con la punta di ferro rinforzata. Nati come protezione sul luogo di lavoro, si trasformarono presto in una micidiale arma nelle risse. Simbolo di orgogliosa appartenenza alla classe lavoratrice. Lontana anni luce dalla “borghese tendenza alla psichedelia” e dagli hippy.

A santificarli arriva anche la musica. Sul finire degli anni Sessanta, la band skinhead Reaggae Symarip incide Skinhead Moonstom. Note che parlano del modo di camminare (moonstomp) tipico degli skins che indossano Dr. Martens e che, per via dei cuscinetti d’aria, sembrano “camminare sulla luna”.

A complicare le cose ci si mette la politica. L’ondata xenofoba che spazza l’Inghilterra nei primi anni Ottanta trasforma moltissimi skins in militanti delle organizzazioni di estrema destra. Molti ma non tutti. E visto che nessuno ha intenzione di rinunciare alle Dr. Martens, ecco spuntare il modo per distinguersi. I lacci: bianchi per chi si schiera a destra, rossi per chi si schiera a sinistra.

Politica ma non solo. C’è anche lo stadio. Anche in questo caso, almeno fino alla metà degli anni Ottanta - quando subirono l’avvento del movimento casual e delle sue scarpe da tennis - i Dr. Martens sulle gradinate la fanno da padroni. Troppo, al punto che la polizia perde la pazienza. Troppe risse dove quelle suole facevano danni notevoli. E allora ecco il giro di vite. Prima di entrare allo stadio, via i lacci, così da rendere innocuo l’anfibio. Ma a capire quando il legame si ancora stretto, basta ricordare che una tribuna di Upton Park, lo stadio del West Ham, è chiamata Dr. Martens Stand.

I tempi, però cambiano. E quello che era un simbolo di rivolta ha visto aprirsi le porte dello showbitz e del glamour. Sempre più spesso l’anfibio che aveva calcato le piovose strade inglesi fa la sua comparsa sulle passerelle di Hollywood. Facile, adesso, vederlo ai piedi di chiunque. Dall’avvocato in libera uscita, alla velina alla ricerca del guizzo modaiolo. Ma per chi ci tiene alle tradizioni, continuerà a risuonare quel suono, attutito, di suola contro il terreno. Un suono che parlava di lavoro, controcultura e ribellione.

Comments (0) Apr 06 2010


Officine Creative

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In questa pagina mettero’ tante cose belle che trovo in giro per il web.

Inizio dalla strabiliante BARBARA di OFFICINE CREATIVE….  ’sta ragazza deve avere le mani d’oro, io mi sono innamorata delle sue matrioske e ne ho comprate un paio. E’ l’inizio di una collezione. E le sue creazioni sono cosi’ curate nei dettagli, sono fatte con amore….

Metto qualche immagine:

e l’anello con le crostate e le fochettine? per una fornaia come me….

quante belle cose!!!

Comments (0) Mar 10 2010


miniformelle THUN

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le *adoro* eppure in cucina ne ho solo solo una: il girasole.   

Mi piacerebbe appenderne una fila… pian piano, una alla volta lo faro’.

Guardatele qui:

http://www.thun.it/thun/site/jsp/#/creazioni/catalogo/dl/219028/219032/219036/A474H90

Comments (0) Mar 09 2010


live simply

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L.K. è sempre la migliore  :)

Comments (0) Jan 22 2010


eyeliner

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Lo uso da anni, o meglio, da decenni. Trucco semplice e sempre bello, riga nera e mascara nero.

Questo è il mio preferito in assoluto:

da molto tempo cercavo un eyeliner in crema.  Crema che non sbavasse, che tenesse e che non bruciasse.

TROVATO! L’ho comprato in crociera, comodo comodo… con pennello curvo. Il mix perfetto.

ma ora la linea SMASHBOX è in vendita da Sephora che è davvero comodo come negozio e anche molto bello.

Consigliatissimo!!!

Comments (0) Jan 07 2010


voglia di polaroid

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io l’ho desiderata, amata e adorata… foto subito e spazio per scrivere sotto!

Dovrei averla ancora e funzionante la mia…. piu’ tardi vado da mia mamma e la cerco.

Intanto questo articolo:

Riprenderà presto la produzione delle Polaroid: il passato vince sul digitale?

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Polaroid One-Step 600 Instant Camera

Lo scorso gennaio avevamo parlato dell’operazione di salvataggio del formato fotografico storico, quello delle macchine fotografiche Polaroid, ad opera dell’austriaco Florian Kaps, che ha dato via al “The Impossible Project” acquistando un impianto di produzione dell’azienda statunitense per far riprendere a questo la produzione della pellicola fotografica istantanea per le celebri fotocamere.

È di queste ore invece la notizia del salvataggio dall’ennesima bancarotta del produttore USA ad opera di un gruppo di investitori cinesi del consorzio Summit Media Group, che ha annunciato per la metà del 2010 la ripresa della produzione del modello base della gamma delle “instant camera” Polaroid, la Polaroid One-Step 600, e la realizzazione di un modello tutto nuovo di Polaroid digitale, denominato Polaroid TWO.

Polaroid One-Step 600 Instant Camera

Vero simbolo hi-tech degli anni ‘70 e ‘80, il modello One Step ha continuato negli anni ad essere un oggetto desiderio per un buon numero di nostalgici ma anche per professionisti dell’immagine, come truccatori, costumisti, scenografi cinematografici e stilisti, che rimpiangono l’assenza dal mercato di un mezzo così pratico.

E la nuova operazione di salvataggio dell’azienda rischia di trasformarsi anche in una grossa opportunità commerciale, visto che i dirigenti della Polaroid hanno previsto che la fotocamera analogica sarà in grado di ritagliarsi una buona fetta del mercato fotografico, attualmente dominato dal digitale.

Secondo i vertici dell’azienda la nuova iniezione di capitali e la ripresa della produzione della Serie 600 porteranno la Polaroid a realizzare nel 2010 vendite per un totale di 1 miliardo di dollari.

Chiaramente “The Impossible Project” sarà chiamato a produrre una serie limitata di pellicole a colori e in bianco e nero a marchio Polaroid per le macchine fotografiche istantanee esistenti e per la nuova serie di One Step, mentre l’azienda ha in serbo sorprese anche per gli amanti del “vintage” che non intendono rinunciare alla comodità della fotografia digitale.

La Polaroid ha infatti annunciato l’intenzione di produrre anche una nuova fotocamera, già battezzata Polaroid TWO e definita  dall’azienda produttrice stessa la “versione digitale della tradizionale macchina fotocamera che produce foto istantanee digitali”.

Approfondimenti: Sito web Summit Global Group; sito web The Impossible Project

Comments (0) Nov 27 2009


chi ama gli autoscatti????

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Io di sicuro :)

Il Sig.Samsung mi ha pensato:

samsung-dualview-tl220.jpg

Sembrava che per le compatte, dopo il pacchetto di automatismi per i ritratti, le svariate soluzioni antinoise e antisfocatura, gli effetti digitali e i controlli sempre più accurati sulla ripresa ci fosse ben poco da aggiungere. Invece Samsung, che punta molto nel settore imaging e non è nuova alle innovazioni, ne ha inventata un’altra, partendo  dall’idea di risolvere un problema: il fotografo resta fuori dai ritratti. E forse per farlo si sono ispirati ai cellulari con doppia fotocamera.

Come i telefonini clamshell, le Samsung ST550 ed ST500 hanno quindi un LCD secondario anteriore più piccolo, da 1,5”. Che oltre a visualizzare l’inquadratura serve anche ad altre funzioni: visualizza le impostazioni correnti per macro e flash (Function Info), oppure un emoticon sorridente premendo a metà corsa il pulsante di scatto per avvisare chi è in posa di sorridere (Shutter info) così non serve nemmeno più dire “cheese”) e perfino, col programma di ripresa Child mode, mostra un cartone animato per attirare l’attenzione dei più piccoli. Per attivare l’LCD anteriore basta toccarlo e la macchina imposta direttamente la modalità autoritratto con Smile Detection.

Lo schermo principale è non solo touchscreen ma multitouch: per esempio, si traccia la forma di un cerchio per ruotare la foto o quella di una x per cancellarla.  E poi, grazie alla Smart Gesture User Interface e al sensore di gravità, inclinando la macchina si scorrono le foto in playback.  Sulla ST550 lo schermo è da 3,5” e ha 1.150.000 pixel di risoluzione; sulla ST500 è da 3” con i classici 230.000 pixel.

Speriamo mi pensi anche il Sig.Faccani ;P

Comments (0) Nov 21 2009