Il caffe’ americano
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Ormai non è più così raro che anche un cliente italiano chieda un caffè americano, e non è raro, anzi è normale, che il caffé che gli viene servito (senza che lui si sorprenda, anzi) sia in realtà un espresso allungato con acqua calda.
L’espresso diluito con acqua calda è la versione polite del famoso “sciaquone” e rispecchia esattamente l’idea che gli italiani hanno del caffé americano: acqua sporca.
In realtà il caffé americano non ha niente a che fare, e non vuole averlo, con l’espresso. È un modo assolutamente diverso di preparare il caffé.
Teniamo conto che se il caffé americano è un infusione, l’espresso è invece una emulsione. Se il primo infonde le sostanze del caffé in acqua, il secondo, grazie alla pressione, emulsiona i grassi e le proteine della polvere in un fitto e corposo reticolo (proprio così si presenta al microscopio elettronico) di cui percepiamo in bocca la corposità.
Diversa preparazione per un diverso modo di godere il caffé. Il caffé americano nasce infatti per una diversa forma di consumo. Se l’espresso si beve dopo pranzo, o per un shot di energia, il filter o “drip” coffee si usa per accompagnare il pranzo o si sorseggia in lunghe ore di lavoro.
Di fatto non si tratta di un caffé più cattivo, nel senso della qualità dei chicchi. Nella preparazione di questo tipo di caffé si usano volentieri caffé arabica lavati di ottima qualità, anche se non fortissimi di corpo.
Un’altra leggenda da sfatare: nel caffé americano può esserci più caffeina che nell’espresso, ma questo dipende da quanti grammi ne vengono impiegati, e non da tipo di preparazione. La caffeina è nel caffé, non nella macchina
Fantastico… io bevo litri di caffe’ americano convinta che non mi agiti…..
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Mar 14 2009

