al lavoro…

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MI PIACE:

  • la mamma che prende la merenda “fresca” al bimbo (e non rifila le pastine confezionate)
  • chi ringrazia per la borsina in plastica
  • la nonnina golosa che nonostante il diabete compra un pochino di ciambella il sabato
  • i bimbi che prendono volentieri un biscottino e ti fanno un sorrisone
  • leggere un libro tra un cliente e l’altro
  • il cane che aspetta fuori seduto il padrone
  • le ragazzine che vengono a prendere i biscotti per il gruppo di studio del pomeriggio
  • quando le mie amiche vengono a farmi le sorprese!!!

NON MI PIACE:

  • chi cerca di toccare la merce: per sentire se è cotto/crudo/morbido/fragrante/unto
  • chi vuole insegnarmi a fare il pane
  • chi mi chiede: MA E’ DI OGGI??? E’ SICURA CHE E’ FRESCO?
  • chi butta gli scontrini nel porta-ombrelli
  • chi ti indica i prodotti toccando il vetro più e più volte e lasciando impronte digitali belle ‘grasse’
  • chi non usa la maniglia della porta e spinge sul vetro
  • chi mi chiede tutti i giorni se nel pane comune c’è il sale (e ottiene ogni giorno la stessa risposta)
  • chi mi parla di dieta in negozio e consiglia di mangiare pochi carboidrati
  • chi cerca il sesto cereale quando hai 5 cereali di pane + l’integrale classico

Comments (1) Aug 26 2010


I sensi di colpa

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Incollo di seguito un articolo che li descrive alla perfezione:

 

di Antonio Mazzetti

 

I sensi di colpa

Credo che non esista essere umano che non sia ammalato di SENSI DI COLPA. Tuttavia molte persone, pur nominandoli spesso, non capiscono né cosa siano, né di cosa veramente si stia parlando, poiché i loro sensi di colpa sono profondamente nascosti nell’inconscio. Quindi, pur essendo notevolmente condizionati dai sensi di colpa, non comprendono cosa possano fare per liberarsene.

Allora, il primo lavoro da fare è comprendere cosa sono i sensi di colpa, come cercarli e come riconoscerli attraverso una indagine introspettiva. Riconoscere i propri sensi di colpa è difficile poiché significa ammettere la propria incapacità e la propria debolezza andando a toccare due fattori molto delicati e cioè :

  • l’IDEA DI PERFEZIONE grazie alla quale ognuno di noi è profondamente convinto di essere sempre perfetto e senza colpa alcuna
  • il proprio IDEALE DELL’IO, cioè quello che noi vorremmo essere o a cui aspiriamo, e col quale continuamente ci troviamo a confrontarci. Questo ideale dell’io è sempre sproporzionato rispetto alle nostre reali capacità

I sensi di colpa si nascondono spesso dietro una profonda e vasta mancanza di desideri e dietro frasi del tipo "no questo non mi interessa" oppure "no non mi piace" o "no questo non mi va". La verità è che quella cosa non ci va poiché il solo ipotizzarla terrorizza il soggetto che non può ammettere a se stesso questa sua debolezza.

Quindi, proprio per la nostra tendenza a nasconderli, la conoscenza dei sensi di colpa non va mai data per scontata. Anzi ogni tanto è necessario tornare a lavorare su di essi a differenti livelli di profondità partendo ad esempio dalla attuale incapacità a dire dei "NO" alle richieste altrui.

Molte persone hanno fortissime resistenze a riconoscere che molte cose non le fanno PER PAURA e preferiscono mentire inconsciamente, affermando che non fanno certe cose perché "NON GLI VA" di farle. Ma se osserviamo la nostra vita con onestà, scopriamo che le cose che "non ci va di fare" sono veramente molte. Bisogna quindi ipotizzare che non siamo capaci di farle perché altrimenti ci sentiremmo in grave disagio e avremmo paura giacché esse ci furono proibite da nostra madre quando eravamo bambini e poi crescendo abbiamo interiorizzato tali divieti e questi sono così divenuti nostri divieti interni.

Riassumendo è necessario comprendere che :

  • I sensi di colpa sono un gran peso e non consentono una vita serena e soddisfacente poiché ci allontanano dai nostri desideri e dal nostro progetto di vita.
  • I sensi di colpa si sono formati nel rapporto con la madre quando eravamo molto piccoli e rappresentano tutto ciò che essa ci proibiva, oppure che noi stessi abbiamo creduto non essere gradito a nostra madre.
  • La proibizione materna e/o paterna non è stata solo quella esplicita, anzi essa ci è stata passata soprattutto dal loro comportamento esterno che veniva poi interpretato dalle nostre menti ancora poco sviluppate e quindi incapaci di capire coerentemente.

Si scopre così che molte persone vivono proibizioni veramente astruse ed assurde. A volte, per esempio, è sufficiente un commento genitoriale sulla sessualità o altro mentre in famiglia si guardava la televisione, per influenzare profondamente un bimbo e creare in lui minacce e condizionamenti inconsci.

Antonio Mazzetti dice spesso che ognuno di noi ha almeno centomila comandamenti interni che non conosce e non riconosce come tali, ma ai quali ubbidisce ciecamente in modo assoluto. Questi comandamenti sono stati scritti dentro di noi dalla madre e/o dal padre quando eravamo piccoli; sono il super-io freudiano.

Infatti i sensi di colpa si basano sulla paura interiorizzata, spesso inconscia, di un giudizio negativo (nessuno infatti ha paura di un giudizio positivo), e che tale giudizio negativo comporterà una punizione che un bambino piccolo vivrà sempre come un rifiuto o una minaccia di ritiro dell’amore materno stesso. In definitiva il senso di colpa ci dice "sei colpevole e verrai condannato e punito con l’abbandono", che per un bambino piccolo significa con la morte. Quindi sotto ogni senso di colpa c’è sempre il terrore del rifiuto, dell’abbandono e della morte.

Come si combattono i sensi di colpa

Ci si libera dei sensi di colpe soltanto attraversando le seguenti fasi, tutte necessarie:

  1. Riconoscere i propri sensi di colpa. Ossia vederli ed evidenziarli alla propria coscienza, poiché essi sono quasi sempre totalmente inconsci. Quindi valutare obiettivamente se quando "non ci va" di fare una cosa, non vi si nascondano invece dei sensi di colpa. È molto differente infatti essere educati o riservati per una scelta matura e responsabile od invece esserlo per sensi di colpa inconsci e quindi per paura di perdere l’amore materno. Naturalmente tale esempio è estendibile a infinite altre possibilità.
  2. Calpestare i propri sensi di colpa, ossia provare a fare le azioni sentite come proibite, cercando di farle in una forma "terapeutica" non distruttiva. Se per esempio, avessi paura a prendere a calci l’autorità (che rappresenta la madre o il padre), non devo farlo nella realtà andando a prendere a calci il primo carabiniere che mi capita a tiro, poiché finirei ovviamente (e giustamente) in galera. Potrei invece trovare una forma simbolica che mi consenta di vivere comunque questa esperienza. Ad esempio disegnare su un foglio una figura che rappresenta l’autorità o mia madre e colpirla. Questo spostamento in chiave simbolica non deve essere assolutamente visto con superficialità perché viene vissuto con molte resistenze da parte di tutti. Ma vi assicuro che il riuscire a farlo autenticamente è molto più efficace che nella realtà, giacché viverlo simbolicamente in modo "primario" aiuta molto di più a prendere coscienza della formazione dei sensi di colpa e delle paure infantili. L’azione va fatta, naturalmente, con la coscienza che si sta cambiando una situazione problematica infantile, e che non si sta commettendo nessuna colpa reale. Ecco quindi la necessità di un situazione simbolica.
  3. Conoscere e riconoscere le modalità difensive personali con le quali nascondiamo o riduciamo le sensazioni di sofferenza collegata ai sensi di colpa. Vi elenco alcune difese molto diffuse:
    • Ridere mentre si esegue l’azione
    • Chiudere gli occhi per non vedere
    • Irrigidire tutto il corpo o parti di esso.
    • Esagerare i movimenti, la voce, la gestualità in modo isterico.
    • Formulare e ripetersi mentalmente pensieri consolatori o decolpevolizzanti.
    • Formulare mentalmente pensieri giustificatori delle proprie azioni.

    L’esistenza di tutte queste difese dimostra che quando ci si sforza di commettere l’azione proibita bisogna sentire effettivamente tutta la colpa che nostra madre ci ha addossato. Altrimenti si rischia di calpestare i sensi di colpa senza tuttavia riuscire mai a liberarsene. Ciò accade poiché in quel momento si mettono in atto una o più barriere difensive per non sentire le minacce e l’angoscia collegata ai sensi di colpa, strategie difensive che sfuggono al controllo della persona stessa. In definitiva per lavorare sui sensi di colpa è necessario :

    • vederli
    • affrontarli con determinazione e costanza
    • ridurre sempre più le strategie e gli strumenti difensivi personali messi in atto contro il sentire, aiutandosi ad accentuare l’azione proibita in forma terapeutica, imparando a ridurre le resistenze e non a rinforzare lo stimolo.
  4. Un punto fondamentale è perdonarsi ed imparare a farlo, ad ogni fallimento durante questo tipo di lavoro, altrimenti i sensi di colpa si nascondono di nuovo nell’inconscio e si trasformano nella assenza di desideri

Louise Hay afferma che i sensi di colpa sono delle emozioni assolutamente inutili, perché non fanno star bene nessuno e non riescono a cambiare nessuna situazione. Tuttavia il senso di colpa ha una sua utilità specifica e cioè ci consente di comprendere che nascondiamo una colpa reale. Antonio Mercurio afferma che ogni senso di colpa nasconde una colpa reale.

La colpa reale è quella colpa che l’individuo commette nel non realizzare il proprio progetto di vita, la finalità per la quale l’Universo gli ha fatto dono della vita.

Colpa reale è rimanere ancorati ai meccanismi infantili e rifiutarsi di nascere al proprio progetto del se.

Ogni senso di colpa ha come radice una colpa reale, di cui diviene campanello d’allarme, di come siamo ancorati al potere materno e paterno.

Un bambino divorato dalla colpa dell’odio, diviene un bambino ammalato di sensi di colpa. Da adulto sarà un adulto ammalato di sensi di colpa, la sua colpa reale sarà il non fare nulla per liberarsi e realizzare il progetto del proprio se.

Pertanto, riassumendo, quando ci sentiamo in colpa a causa dei sensi di colpa dobbiamo, secondo me, procedere nel modo seguente:

  • Mi sento in colpa
  • E’ un senso di colpa?
  • Da quale proibizione materna diretta o indiretta mi deriva?
  • Quali resistenze o meccanismi difensivi adotto per ridurre la sofferenza?
  • Se non li affronto e non costruisco "qui ed ora" un progetto per uscire da questo tipo di senso di colpa che sento oggi, mi assumerò una colpa reale contro la mia persona e la mia coscienza.
  • Nel fare il progetto di liberazione, devo tenere presente sia il grado di libertà che possiedo, sia il concetto di perdono che quello di complicità.
  • Soprattutto non devo mai scoraggiarmi, poiché il lavoro sui sensi di colpa è lungo e difficile ma ripaga sempre con benessere e libertà.
  • Ogni piccola vittoria sui sensi di colpa dà una particolarissima soddisfazione, senso di appagamento e di vitalità altrimenti irraggiungibile con altre esperienze.

Per finire un consiglio di Antonio Mazzetti : "Il senso di colpa in realtà, ti viene messo addosso da chi ti VUOLE DOMINARE, quindi liberati dai sensi di colpa."

Comments (0) Jul 29 2010


Complicanze dei DCA

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non se ne parla mai abbastanza…

Complicanze mediche dei DCA

Creato da Claudia Ravaldi il 8/04/2007, modificato il 8/01/2010

I disturbi del comportamento alimentare si caratterizzano per la presenza di numerose complicanze, sia dal punto di vista psicologico (rischio di suicidio, depressione, impulsività e utilizzo incongruo di sostanze psicoattive, dai farmaci alle droghe), che dal punto di vista fisico.

In particolare, le complicanze mediche dei disturbi del comportamento alimentare si estendono a diversi organi e apparati, con gravità variabili a seconda dello stato di malattia, della durata dei sintomi o della loro gravità, e non sempre sono reversibili attraverso la riabilitazione nutrizionale.

Alcuni apparati ed organi infatti in molti soggetti restano compromessi dalla denutrizione o dalle pratiche compensatorie utilizzate per perdere peso, tra questi l’osso, lo smalto dei denti, il fegato ed il rene.

Gli apparati che possono essere interessati dalle complicanze sono soprattutto:

  • Apparato cardiocircolatorio (danni al muscolo cardiaco, molto gravi e con esiti anche mortali)
  • Apparato gastrointestinale (lesioni ulcerative a esofago e stomaco, rottura di stomaco, riduzione della motilità intestinale, difficoltà digestive, statosi epatica, epatite acuta, pancreatite)
  • Apparato muscoloscheletrico (riduzione della massa muscolare e ossea, con osteoporosi da moderata a grave)
  • Apparato genito-urinario (amenorrea, sterilità, insufficienza renale acuta o cronica)
  • Sistema Nervoso Centrale (riduzione della performance cognitiva, perdita di memoria e concentrazione)
  • Sistema Nervoso Periferico (parestesie, cioè formicolii e perdita della sensibilità agli arti)

Rischio di morte nei DCA

Nei pazienti affetti da un disturbo del comportamento alimentare, sia in fase acuta che in fase cronica di malattia il rischio di morte è da ritenersi elevato. Le cause di morte sono legate a:

  1. complicanze del vomito e dell’abuso di diuretici/lassativi
  2. complicanze della denutrizione
  3. suicidio

Gli effetti del vomito autoindotto e del consumo di lassativi e diuretici

Lo squilibrio idro-salino dovuto al digiuno e soprattutto all’uso di lassativi, diuretici o vomito rappresenta una delle prime cause di danno fisico nei disturbi alimentari. Queste complicanze sono tipiche della Bulimia Nervosa e della Anoressia Nervosa con condotte di eliminazione.

Ipopotassiemia, iponatremia, ipocloremia La perdita di potassio, sodio e cloro provoca complicanze metaboliche (alcalosi, chetonuria), renali e cardiovascolari, sia in forma acuta che cronica.
I sintomi di uno squilibrio idroelettrolitico sono: sete, vertigini e ritenzione idrica, che causa gonfiore a gambe (edemi declivi) e braccia, debolezza, apatia, tic e spasmi nervosi.In particolare vomitare dopo avere assunto ingenti quantità di acqua (pratica molto diffusa nel tentativo, peraltro vano, di eliminare tutto quello che si è ingerito) crea un profondo e immediato cambiamento nell’equilibrio idrosalino, che ha come sintomo spossatezza, tremori e tachicardia e può esitare in aritmie cardiache anche gravi (dalla tachicardia sinusale alla fibrillazione ventricolare).
I danni renali più frequenti sono la nefropatia ipopotassiemica e la calcolosi renale.

Infiammazione delle ghiandole salivari Le ghiandole salivari risentono del vomito autoindotto e vanno rapidamente incontro a tumefazioni molto evidenti per aumento della produzione di saliva e per lo squilibrio idrosalino che si crea vomitando.Le ghiandole salivari infiammate si gonfiano, ma possono anche produrre calcoli di dimensioni variabili, che possono ostruire i dotti salivari e provocare un intenso dolore. La ghiandola parotide in particolare gonfiandosi tende a modificare la fisionomia del volto, dando al viso un aspetto tondeggiante; il fenomeno è reversibile generalmente in qualche settimana con l’astensione dalle pratiche compensatorie (sopratutto vomito).

Gli effetti della malnutrizione nei DCA

La malnutrizione presente nei vari quadri di DCA si manifesta con una generale riduzione del metabolismo basale (il corpo percepisce le carenze nutrizionali e inizia a ‘risparmiare’, limitando il consumo di energia), che si ripercuote velocemente sulla funzionalità della tiroide ( diminuzione dell’ormone FT3) che regola tra le altre la temperatura corporea (freddo alle estremità) .

La carenza di proteine è spesso responsabile della comparsa di gonfiore ed edemi alle gambe e al volto, ed è un segno grave, perché correlato ad un’aumentata mortalità.

Queste complicanze sono tipiche della Anoressia Nervosa, sia nella forma esclusivamente restrittiva sia nella froma con condotte di eliminazione.

Complicanze cardiovascolari Le principali complicanze cardiovascolari legate alla malnutrizione riguardano alterazioni sia del ritmo cardiaco (bradicardia e ipotensione arteriosa, ma anche tachicardia) che della normale anatomia del cuore (dal prolasso della valvola mitralica, alla diminuzione dello spessore delle pareti cardiache, o atrofia, al tamponamento cardiaco per raccolta di liquido tra i due foglietti che ricoprono il cuore). Complicanze gastrointestinali L’apparato grastrointestinale è tra i più direttamente colpiti nel caso di malnutrizione e di meccanismi compensatori; i soggetti con disturbi alimentari soffrono spesso di dolori e gonfiori addominali, specialmente dopo il pasto, digestione rallentata e difficoltosa, stitichezza, esofagite. In un terzo circa delle persone colpite da Anoressia Nervosa si riscontra un innalzamento delle transaminasi, dovuto a sofferenza epaticaL’ecografia epatica dimostra spesso un quadro di steatosi ‘fegato grasso’, secondario alla denutrizione.

Un’altra complicanza più rara ma temibile perché potenzialmente mortale è la pancreatite acuta.

Complicanze a carico di ossa e muscoli Osteoporosi e fratture spontanee sono dovute a una diminuzione dei livelli di estrogeni conseguente all’amenorrea o alla malnutrizione. In alcuni casi si osserva un aumento delle CPK, per aumento del catabolismo muscolare, in seguito ad iperattività fisica e alla denutrizione (il muscolo, in caso di deficit proteico, si ‘autodigerisce’ per fornire le proteine e gli aminoacidi necessari ad altri organi); può comparire una profonda debolezza (astenia), legata alla perdita di massa muscolare. Alterazioni ematologiche e immunologiche La riduzione della concentrazione di emoglobina nel sangue (anemia), la riduzione del numero di globuli bianchi (leucopenia) e di piastrine (piastrinopenia o trombocitopenia), unite ad anomalie di vario genere della funzione immunitaria sono frequenti alterazioni che si manifestano nei pazienti affetti da DCA a seguito della grave malnutrizione. Amenorrea Assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. L’amenorrea si verifica in seguito a una anomala secrezione di alcuni ormoni ipotalamici, che a loro volta determinano una riduzione dei livelli di LH, FSH ed una bassa produzione di estrogeni da parte dell’ovaio. La ridotta secrezione pulsatile dell’LH da parte dell’ipofisi causa una regressione ad un quadro prepuberale, con riduzione delle dimensioni dell’utero e delle ovaie. Atrofia cerebrale e anomalie neurologiche Alterazione causate da un deficit di sostanza bianca e grigia, dall’allargamento dei solchi e dalla dilatazione dei ventricoli cerebrali. Diminuzione dell’attenzione, della capacità di concentrazione e della memoria, con deficit di abilità visospaziale. Mentre le variazioni a carico della sostanza bianca e all’allargamento dei ventricoli ritornano alla normalità successivamente al recupero del peso corporeo, il deficit di volume della sostanza grigia può diventare irreversibile.

Letture consigliate

Borsello O., Mazzetti di Pietralata M., Le complicanze mediche dei Disturbi del Comportamento Alimentare. CIC edizioni internazionali Roma, 2003.

Ravaldi C, Vannacci A, Ricca V. Le complicanze cardiache dell’Anoressia Nervosa. Recenti Prog Med. 2003; 94:267-70.

Comments (0) Jan 19 2010


Spirito Natalizio… dove sei?

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Quest’anno è ancora peggio… mi sono ritrovata a tre giorni dal natale… che mi sembra debba venire il prossimo mese o giù di li’.  Non sento nulla, non ho voglia di fare nulla e nemmeno i bellissimi lavori e card che vedo in giro per i blog delle amiche mi ’scuotono’. Mi dispiace tantissimo per chi mi ha spedito una card e non ricevera’ i miei auguri, o almeno, non li ricevera’ con un qualcosa di carino fatto da me, fatto a mano da me. Anche i regali tutti acquistati, nessuna serata passata a cucire ed incollare.. ho un sacco di idee ma quando si tratta di mettersi lì a fare: il blocco totale, l’apatia vince e la sera vado a letto prestissimo (non solo causa lavoro)

Come si dice in questi momenti, speriamo che passi…..

Comments (1) Dec 22 2009


percentuali ottimiste

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…magari fosse il 30%…

Anoressia: il 30% guarisce, il 50% si cronicizza

L’anoressia nervosa è un male che uccide una persona su 200 ogni anno, o nella migliore delle ipotesi la perseguita per tutta la vita.

Questa patologia, ha spiegato il professor Fabrizio Jacoangeli a durante la presentazione all’ENPAM del volume “I disturbi del comportamento alimentare”, guarisce nel 30% dei casi, ma al contempo si cronicizza per il 50% dei malati, coloro che non riescono a guarire del tutto e sono costretti a trascinarsi i problemi per tutta la vita.

Jacoangeli, responsabile dell’ambulatorio per la cura dell’anoressia nervosa all’Università degli studi di Roma Tor Vergata, ha pensato a questo libro per fare il punto sui più recenti studi e “per favorire lo sviluppo di un modello di intervento integrato che solleciti strategie di prevenzione e politiche sanitarie adeguate“.

Quanto alle cause, “sono patologie, quelle dei disturbi del comportamento alimentare, che nascono in famiglia –ha affermato Jacoangeli a margine dell’incontro- ma non considero corretta l’idea che sia sempre colpa della madre. Il disagio è insito nella persona, ma il modo in cui si manifesta dipende dall’ambiente esterno, dalla società. Società che è la via, la forma che prende il disagio, non di certo il suo fattore scatenante“.

Dal mondo dello spettacolo alla più piccola quotidianità, l’anoressia è figlia di questi tempi e male di una intera società che sempre di più basa il suo valore su un’apparenza vuota come un manichino.

Comments (0) Dec 11 2009